Elevato Buono Sufficiente Scarso Cattivo Classi di stato ecologico — DQA 2000/60/CE 6% 20% 43% 22% 9% Distribuzione percentuale corpi idrici superficiali — ISPRA 2022

La qualità delle acque interne è valutata in Italia attraverso un sistema di classificazione multiparametrico, introdotto dalla Direttiva Quadro sulle Acque (DQA 2000/60/CE) e recepito con il D.Lgs. 152/2006. Il sistema distingue tra stato ecologico — che misura la risposta della biota alle pressioni antropiche — e stato chimico — che verifica il superamento di standard di qualità ambientale per specifiche sostanze pericolose. L'ultimo ciclo di classificazione pubblicato da ISPRA (2022) mostra che circa il 74% dei corpi idrici superficiali italiani non raggiunge il buono stato ecologico, obiettivo che la DQA imponeva di conseguire entro il 2015.

La struttura della classificazione ecologica

Lo stato ecologico di un corpo idrico viene determinato integrando quattro tipologie di elementi di qualità biologica (EQB) con i supporti idromorfologici e i parametri fisico-chimici generali:

Principali parametri chimici e fisico-chimici

I parametri fisico-chimici vengono monitorati in supporto alla classificazione biologica e includono:

Sostanze prioritarie: La DQA identifica 45 sostanze prioritarie — tra cui metalli pesanti (piombo, cadmio, nichel), pesticidi (atrazina, diuron), idrocarburi policiclici aromatici (IPA) e composti organoalogenati — per le quali sono fissati Standard di Qualità Ambientale (SQA) da non superare nelle acque superficiali. Il mancato rispetto degli SQA determina automaticamente lo stato chimico "non buono" indipendentemente dagli altri indicatori.

Distribuzione geografica dello stato ecologico

La mappa della qualità idrica italiana mostra una netta disparità territoriale:

Pressioni antropiche e stato ecologico

L'analisi delle pressioni condotta dalle Autorità di Bacino nell'ambito dei Piani di Gestione identifica le cause principali del mancato raggiungimento del buono stato ecologico:

Il monitoraggio ISPRA e le reti ARPA regionali

Il monitoraggio sistematico della qualità delle acque è organizzato su tre livelli: la rete nazionale di sorveglianza gestita da ISPRA, le reti operative regionali gestite dalle ARPA, e i programmi di monitoraggio addizionale attivati in risposta a pressioni specifiche (siti industriali, aree protette, zone vulnerabili ai nitrati). I campionamenti biologici vengono effettuati con frequenza biennale nelle stazioni di sorveglianza e annuale nelle stazioni operative, mentre i parametri fisico-chimici vengono misurati con frequenza mensile o stagionale.

Il prossimo ciclo di classificazione, previsto per il 2027 in coincidenza con la scadenza del terzo Piano di Gestione, utilizzerà metodologie biologiche aggiornate e incorporerà per la prima volta indicatori relativi ai microplastici e ai contaminanti emergenti (farmaci, ormoni, PFAS), la cui presenza nelle acque superficiali è stata documentata in modo crescente nelle ultime campagne di monitoraggio.

Fonti e riferimenti